Ogni essere vivente viene al mondo con una motivazione intrinseca ed una finalità precisa.

Nel caso dell’essere umano le due cose coincidono, e risiedono nello scopo vitale di raggiungere la felicità.

Nel suo Discorso alla felicità, Alexander Pope scriveva:

“Oh, felicità! Meta e scopo del nostro essere!

Bene, Piacere, Tranquillità, Soddisfazione!

Qualunque sia il tuo nome…”

Eh sì! Perché ognuno attribuisce alla parola felicità un mondo personale di significati, emozioni e sensazioni

Per secoli i filosofi hanno dibattuto sulla semantica del termine, ma in tempi più recenti, il focus si è spostato sui mezzi materiali per raggiungerla.

In un frullatore di esperienze intense (ma anche labili e fugaci) e di beni da accumulare (presto obsoleti, da sostituire) ci si trova circondati da espedienti di breve durata che non soddisfano la profonda necessità dell’essere umano di attribuire un senso alla propria esistenza.

In quest’ottica, infatti, l’idea di felicità si trasferisce dall’emozione di un attimo all’espressione di una vita, spingendo l’uomo ad abbandonare la sfera individuale per abbracciare una dimensione relazionale.

Uscire dall’individualità risponde, infatti, ad un altro scopo vitale dell’essere umano: far parte di qualcosa, sentendosi riconosciuto, amato e apprezzato dalle persone con cui ha un legame emotivo.

Questo qualcosa è la famiglia e, la decisione di crearne una, segna il passaggio definitivo dall’io al noi.

Un grande salto che porta l’uomo ad essere, da subito, una persona migliore, anche solo per il fatto di non limitarsi all’esclusiva ricerca della propria felicità, ma di essere pronto a costruirla, per sé e per chi gli sta accanto. 

La buona notizia è che facendolo insieme, tutti ottengono di più e meglio, perché “un gruppo di persone che collabora per il raggiungimento di un obiettivo comune” è un acceleratore di risultati.

La parte virgolettata, in realtà, corrisponde alla definizione di squadra.

Per famiglia, invece, il dizionario intende “due o più individui che vivono nella stessa abitazione, legati da rapporti di parentela o affinità”.

Una definizione che rispecchia la realtà, ma manca di quell’attribuzione di senso e di quello scopo vitale proprio dell’essere umano.

All’interno della famiglia l’uomo aspira alla creazione di pace e serenità, per sé e per gli altri; punta alla soddisfazione personale di ogni membro, nel libero e armonico sviluppo delle potenzialità di ciascuno.

Ed ecco che da un insieme di individui che condivide un’abitazione, la famiglia diventa una squadra che condivide uno scopo: essere felici, insieme.

E i genitori sono gli allenatori che guidano questa squadra al successo.

Una squadra che mette in conto deviazioni e ostacoli, per poi superarli insieme.

Una squadra che esce di strada, anche più volte, per poi rimettersi in carreggiata.

Una squadra a cui non interessa collezionare vittorie, perché le apparenti sconfitte saranno occasioni di crescita per tutti.

Una squadra che, con gli strumenti del Parent Coaching, si allena al successo, giorno dopo giorno, per decidere insieme che nome dare alla propria felicità.

Seguici e scopri, nel nostro prossimo post, le caratteristiche di un genitore allenatore, per vivere al meglio, con la tua squadra, e non solo.

Ti alleniamo al successo!

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