Nei primi anni di vita, i bambini fanno esperienza del mondo attraverso quello che vivono i genitori. Le parole che usiamo, combinate con il tono, la postura e l’atteggiamento diventa per loro la lente attraverso cui leggere la realtà in cui si trovano.

Quando questi elementi si riferiscono in modo diretto alla loro persona, il potere che assumono va al di là del fare esperienza del mondo e arriva dritto alla formazione dell’identitàTramite le “definizioni” che i genitori danno di loro, i bambini iniziano a costruire la propria immagine di sé, nella quale riconoscersi poi nel corso della crescita.

Che ci si rivolga a loro direttamente o si parli di loro con altri, i bambini colgono tutte le sfumature di quello che diciamo, “drizzando” le loro potentissime antenne che vanno dai cinque sensi al cuore. 

In questo processo, le nostre parole pesano più di quelle degli altri perché, fino ad una certa età, suonano alle loro orecchie come una verità indiscutibile. Non solo, la relazione di crescita che lega i genitori ai figli, fa sì che i bambini tendano inconsapevolmente a realizzare le nostre aspettative, vedendo in esse la strada “giusta” da percorrere. Nelle nostre parole leggono l’indicazione implicita di un percorso da seguire per portare avanti il loro processo di sviluppo. 

Quando ascoltano ripetutamente frasi e aggettivi che si riferiscono alla loro personalità e al loro modo di essere, quelle parole vanno a tessere una trama narrativa sulla loro persona, che li porterà ad associare sé stessi alle nostre parole, traendo delle conclusioni sulla loro identità. 

Basta pensare ad alcune frasi che diciamo in automatico, senza dare troppo peso:

  • Dai, non essere timido, saluta il vicino!
  • Sbrigati, vestiti, sei il solito pigrone! 
  • Non stai mai fermo, sei una peste!

In quali occasioni diciamo queste frasi? E perché?

Perché in quel momento ci infastidisce il loro comportamento, non lo riteniamo adeguato al contesto, ci mette in imbarazzo con i presenti, vorremmo che in quella situazione si comportassero diversamente. Se ci facciamo caso, le nostre motivazioni sono tutte riferite ai loro comportamenti, in un preciso momento e in un determinato contesto. E questo ha ben poco a che fare con la loro identità.

“Le persone non sono i loro comportamenti”, è uno dei presupposti della PNL. E in effetti, a noi tutti capita di fare delle cose stupide, ma questo non fa di noi degli stupidi in assoluto. 

Solo che, nel caso dei bambini, la nostra parola ha un valore formativo: se gli diciamo ripetutamente che sono “timidi”, “pigri” o delle “pesti”, si convinceranno di esserlo e si comporteranno di conseguenza, facendo tutto per aderire all’etichetta che “inconsapevolmente” abbiamo messo sulla loro identità.

E allora, cosa possiamo fare?

Possiamo iniziare a separare il comportamento dall’identità e contestualizzarlo: quello che sta facendo non ci sembra adeguato in quella situazione, ma magari altrove sarebbe più che opportuno. Possiamo fare attenzione a quei commenti che, con l’aiuto del verbo essere, diventano in automatico dei giudizi fissi e stabili, dimenticando che i bambini sono personalità in continua evoluzione. 

Sottolineare e ripetere un aggettivo riferito alla loro persona non farà altro che avvalorare una tesi sulla loro identità, con una valenza assoluta ai loro occhi. Ma la pigrizia, la timidezza o la vivacità non si trovano nei nostri geni; ognuno di noi può essere timido o pigro in determinate circostanze, per poi essere estroverso e attivo in altre. 

Se continuiamo a ripetere loro che sono timidi, pigri o pestiferi, si convinceranno che quello che gli succede in quel momento dipende dal loro carattere e non c’è molto da fare a riguardo se non confermare le aspettativeEd ecco che un commento sul loro modo di essere, si può ristrutturare, diventando un commento sul comportamento di quel momento, in quella specifica situazione, mosso da motivazioni anche ragionevoli dal loro punto di vista: 

  • Non hai salutato il vicino perché ancora non lo conosci bene.
  • Oggi ti stai vestendo con calma, si vede che hai ancora sonno.  
  • Stasera hai un sacco di energie, hai proprio voglia di scatenarti. 

Circoscrivere il comportamento al contesto, lo aiuterà a conservare una buona opinione di sé e ad aver fiducia nelle proprie capacità di invertire la rotta, quando necessario. Servirà a capire che ogni suo comportamento è dovuto a una serie di fattori interni ed esterni che possono cambiare, traghettandolo sul litorale opposto, appena possibile. 

Ristrutturare il nostro modo di parlare di loro e con loro è il primo passo da fare per scrivere una nuova trama narrativa che lasci spazio a tutte le sfumature della loro persona, quelle manifeste nell’oggi e quelle da sviluppare nel domani. A noi genitori la scelta di fare il passo più lungo della gamba per adottare una visione a lungo termine, astenendoci dal diventare gli autori di un copione già scritto.

Perché abbiamo tra le mani il più avvincente dei libri e non dobbiamo fare altro che lasciarci sorprendere da una nuova pagina ogni giorno, unica e speciale nei suoi colori e contenuti.

Nella quinta scheda dei Parenting Training Tools troverai altri strumenti da mettere in pratica da subito per lavorare sulla gestione di parole, emozioni e comportamenti, nella relazione genitori-figli. Puoi scaricarla qui sotto compilando il form:

Elisabetta Iovene, Life e Parent Coach ti aspetta al corso gratuito Genitori al meglio con il parent coaching.

Condividi ora!

Powered by themekiller.com