“Il cervello umano è neurologicamente programmato per immaginare il futuro come piacevole e roseo.” – Tali Sharot

L’ottimismo si inscrive nell’evoluzione della specie umana fin dalle sue origini. Come afferma il biologo Ajit Varki dell’Università della California, la capacità di immaginare un futuro migliore del presente, ha consentito al genere umano di avanzare e progredire.

Uno studio realizzato su gemelli adottati da famiglie diverse ha inoltre dimostrato che “l’ottimismo dipende per un quarto da fattori genetici e tre quarti dall’istruzione e l’ambiente”. R. Plomin, Optimism/Pessimism and mental health: a twin adoption analysis.

Quindi noi tutti nasciamo ottimisti; crescendo, gli eventi e le relazioni che tracciano la nostra vita possono rafforzare o indebolire questa caratteristica innata. Ma cosa significa essere ottimisti? E perché è così importante per noi e per i nostri figli?

Secondo la definizione dell’antropologo Lionel Tiger:

“L’ottimismo è uno stato d’animo o un atteggiamento caratterizzato da aspettative sul futuro personalmente e socialmente desiderabili, vantaggiose e gradevoli”.

Non esiste quindi un ottimismo assoluto, ma solo un ottimismo relativo a ciò che la persona desidera per sé e per il proprio futuro, sgombrando subito il campo da un’eventuale concezione di ottimismo assoluto, ingenuo e incosciente.

È vero che c’è una componente irrazionale data la capacità della mente umana di viaggiare nel tempo per creare una visione priva di eventi spiacevoli. Ma esiste anche una componente razionale che, pur consapevole degli ostacoli, preserva un atteggiamento positivo, fiducioso nella propria capacità di far fronte all’ignoto, di adattarsi alle situazioni contingenti e di individuare le possibili soluzioni per andare avanti.

Ed ecco che l’ottimismo, da ingenua proiezione visiva, diventa una marcia in più, una predisposizione alla gioia di vivere che si può coltivare e alimentare in famiglia.

La chiave dell’ottimismo, infatti, non risiede nella dimensione del sogno, ma nello stile di vita e nel modo di affrontare le avversità, riuscendo comunque a godere dei bei momenti di ogni singola giornata.

Dal punto di vista educativo ed evolutivo, l’ottimismo assume un ruolo importantissimo quale eredità da trasmettere alle nuove generazioni attraverso il nostro atteggiamento e linguaggio.

L’esempio ed il modellamento, infatti, possono generare una spirale virtuosa che consentirà ai nostri figli di usare l’ottimismo per stabilire relazioni proficue e soddisfacenti, avere piena fiducia nelle proprie capacità e perseguire obiettivi personali e professionali con autonomia e propensione al successo. Non solo.

Nel 2015, una ricerca dell’Università dell’Illinois ha dimostrato l’effetto positivo dell’ottimismo sulle condizioni di salute delle persone, indipendentemente dalle variabili socioeconomiche, con particolare riferimento alle malattie cardiovascolari. Insomma, l’ottimismo sembra essere un regalo per la vita di tutti, uno “scudo” contro le difficoltà nonché un facilitatore di salute e benessere.

E allora, cosa possiamo fare per alimentare uno stile di vita ottimista in famiglia?

Possiamo iniziare dalle parole che usiamo per rappresentare la realtà che ci circonda. Con un po’ di impegno, si può mettere in luce il buono che c’è. Possiamo lavorare sul nostro atteggiamento emotivo, ritrovando l’apertura nei confronti della vita. Possiamo imparare dagli eventi, rielaborandoli in positivo per poi ripartire, anche quando gli ingranaggi sembrano bloccati.

Per fortuna, come dice Alain Bracconier, “I bambini sono infinitamente più ottimisti degli adulti”. Dobbiamo solo lasciarci contagiare.

Puoi trovare suggerimenti pratici e concreti sulla promozione dell’ottimismo in famiglia, scaricando la quarta scheda dei Parenting Training Tools, disponibile da oggi. 

Elisabetta Iovene, Life e Parent Coach ti aspetta al corso gratuito Genitori al meglio con il parent coaching.

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